«Eppure, anche con questi retro pensieri legati alla nostra tradizione retorica, io sento davanti a molti dei piccoli formati che mi hai posto di fronte, una emozione estetica di grandi dimensioni.»
Gianni Vattimo
«Nel prediligere il ghiaccio, materia effimera per eccellenza, e lavorarlo con perizia fino a trasformarlo per via di pittura in strato trasparente abile a fermare l’attimo c’è una mistura di alchimia e poesia rarissima e visionaria.»
Edmondo Bertaina · Corriere della Sera, 2026
«Dai sontuosi dipinti dalle reminiscenze classiche degli anni '90 ai "Mirabili Animali" di questo inizio secolo, rivestiti di argento e d'oro zecchino, Salvatore Zito affronta con grande maestria il problema "spinoso" della pittura.»
Paolo Tonin
«Se da anni ha scelto il Pinguino come icona più calzante da reinventare è perché quelli di Torino come lui sanno dove si nascondono le icone che si possono esaltare con una ludica furia creativa.»
Pietro Gagliardi
«Energia pura, bellezza travolgente, pittura allo stato puro: ecco cos’è per me l’arte di un pittore come Salvatore Zito.»
Tiziana Bonomo
«Secondo alcuni critici, le sue nature morte reggono il confronto con Caravaggio.»
The Ethiopian Herald, Addis Abeba · 1988
«Salvatore Zito, il più figurativo degli artisti in mostra.»
La Stampa · 1989, «Visioni di Hymnen»
«La grande forza artistica di Salvatore Zito risiede in ciò: nel restituire rappresentazione pop-ironica della dinamica strutturale del nostro rapporto tardo moderno con l'essere, la storia, il linguaggio e la realtà, e farlo in modo accessibile, comprensibile e bello.»
Roberto Mastroianni
«Un pittore che reinventa il mestiere alla luce di suggestioni neo-pop.»
Il Giornale dell’Arte · novembre 1997
«Le sue tele hanno il pregio che una volta guardate finiscono per essere ricordate.»
Edmondo Bertaina
«Un artista completo e complesso, intellettualmente raffinato e colto, apparentemente "giocoso", ironico, alchimista del suo pensare e del suo agire.»
Liviano Papa · «Juliet», 2016
«Non è palcoscenico la pittura di Salvatore Zito, ma vita.»
Aldo Spinardi · 1991, «Paesaggi della Memoria»
«Un chiaroscuro semplificato tra significante e significato; una schiettezza sentimentale che dona alle erudizioni tipiche di Zito una sincerità nuova.»
Federica Maria Giallombardo
«Il linguaggio di Zito è qualcosa tra surrealismo e realismo.»
Eva Ndavu, Daily Nation, Nairobi · 8 dicembre 1987
«Di lui piace la sua indipendenza orgogliosa, i suoi difetti vistosi, lo stile e il gusto dell'effrazione per le cose preordinate.»
Edmondo Bertaina
«Persona raffinata, colta e, come mi diverto io a chiamarlo, "Grande Artigiano dell'Arte Contemporanea", figura che considero ormai rara.»
Alberto Crevola
«La realtà non è mai perduta nei quadri di Zito.»
La Gazzetta del Piemonte · 29 settembre 1991
«Gli stecchini in legno non sono il supporto per semplici gelati, sono le tracce su cui si articola un racconto tipicamente italiano.»
Francesca Gattoni
«Il gelato-pinguino, oggetto ludico, scioglibile, che diviene per sua potenza oggetto altamente intimistico, freudiano, erotico e sensuale.»
Liviano Papa · «Juliet», 2016
Collezioni
«La pittura è essere se stessi e al contempo altro da sé.»
Salvatore Zito
Biografia
La pittura, magnifica ossessione
«Per me, dipingere è lo specchio implacabile dello stato d'animo, sospeso tra auto-terapia, citazione, riflessione ed istinto. È strumento per accedere alla Bellezza, per migliorare e migliorarsi in un percorso di auto-analisi, che non indulge a facili soluzioni.»
Ritratto
Nato nel 1960, Salvatore Zito è un pittore torinese di formazione classica. Ha studiato pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove è stato titolare della cattedra di Decorazione, ed espone dalla metà degli anni Ottanta, in Italia e all’estero.
Le sue opere sono passate per musei, gallerie e palazzi storici: la Mole Antonelliana e la GAM di Torino, la Triennale di Milano, il Museo Nazionale del Risorgimento e il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, il Palazzo dei Papi di Avignone, Vigo, Nairobi e Addis Abeba, fino alla personale all’Art Research Paris. Ha portato la pittura in progetti con musica e video, da «Visioni di Hymnen» sulle musiche di Stockhausen, al Lingotto, a Suite-25 con Maurizio Pisati al Teatro Arsenale di Milano.
Ha esposto anche a Roma e Milano; il suo video «Zone-Spidersound» è passato dal Festival Synthèse di Bourges al Torino Film Festival, e ha firmato opere di impegno civile con la Città di Torino, il Gruppo Abele, la LILA e il Sermig.
Ha vinto il Primo Premio Nazionale della Pittura «Giuseppe Sobrile»; il «Paesaggio della Memoria» e il video «Zone-Spidersound» sono nelle collezioni della GAM di Torino.
Di lui hanno scritto La Stampa, il Corriere della Sera, Abitare, Juliet, Exibart, Artribune, ANSA e Gazzetta Torino, fino a The Nation e The Ethiopian Herald; tra i critici, Gianni Vattimo, Marco Rosci, Giancarlo Pagliasso, Liviano Papa, Tiziana Bonomo ed Edmondo Bertaina.
Lavora per cicli e, dal 1997, con un soggetto prediletto: lo stick. «Io sono e mi sento profondamente pittore, un masticatore del colore»: la sua pittura non è mai fotografica, ma emozionale, con un cenno di malinconia e, talvolta, di ironia.
Nell'atelier, a Torino
Percorso
Le tappe
1960
Le origini
Da bambino la madre lo porta a vedere gli artisti che espongono sotto i portici.
Si considera un autodidatta: la sua vera scuola sono stati i musei, di cui è sempre stato un divoratore.
«Giovani Artisti a Torino», al Palazzo degli Antichi Chiostri: nature morte sulle orme dei maestri antichi.
Con l’Assessorato alla Cultura e alla Gioventù della Città di Torino e l’Accademia di Belle Arti.
1987–88
L’Africa
«Nature e Velature» all’Istituto Italiano di Cultura e alla Maison Française di Nairobi, poi ad Addis Abeba: la stampa accosta le sue nature morte a Caravaggio.
Nairobi nel 1987, Addis Abeba nel 1988: le sue prime personali all’estero.
Ne scrivono «The Nation» di Nairobi e «The Ethiopian Herald» di Addis Abeba.
Ne scrivono anche il «Daily Nation» e il «Sunday Times» di Nairobi.
«Il Vello d’Oro» a Vigo; il Palazzo dei Papi di Avignone per il Bicentenario della Rivoluzione francese; «Visioni di Hymnen», sulle musiche di Stockhausen, alla Sala Presse del Lingotto.
A Vigo con il Ministero del Turismo e dello Spettacolo, la Regione Piemonte, la RAI e la Xunta de Galicia; ad Avignone con «L’art s’affiche à ciel ouvert», per il Ministère de la Culture; al Lingotto con Antidogma Musica e i Comuni di Bologna, Firenze, Modena, Reggio Emilia, Roma e Venezia.
Per «La Stampa» è «il più figurativo degli artisti in mostra».
Ad Avignone ne scrive «Vaucluse Matin»; sulla serata del Lingotto scrivono «Stampa Sera» e Alessandro Baricco su «la Repubblica».
Primo Premio Nazionale della Pittura con «L’Abisso svanito» e con il «Paesaggio della Memoria», in mostra alla Mole Antonelliana: il tondo entra nella collezione della GAM di Torino.
Nello stesso anno nasce il ciclo Coca-Cola: il rosso del mito pop dipinto su tavole d'oro zecchino.
Ne scrivono Marco Rosci su «La Stampa» e Beppi Zancan su «TorinoSette».
Capricci d’autore · lo stick-cactus su una poltrona Bongiovanni
1996
L’impegno civile
Un’opera per la campagna informativa sull’AIDS della Città di Torino, con il Gruppo Abele e la LILA («Cose di un altro mondo»); «Maree», sul tema della siccità, nel catalogo del Trevi Flash Art Museum; un’opera di denuncia sulla fame nel mondo al Sermig di Torino.
In estate è alla collettiva «Prossimamente» della Galleria Paolo Tonin, dove i suoi frutti esotici conquistano la critica.
La personale alla Galleria Paolo Tonin Arte Contemporanea e il primo stick: il gelato da passeggio diventa il suo soggetto prediletto.
Alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo, a Torino, è tutor del workshop di pittura murale «Altamarea».
Ne scrivono «Il Giornale dell’Arte», che lo indica tra gli emergenti come «un pittore che reinventa il mestiere alla luce di suggestioni neo-pop», «Luna Nuova» e il «Corriere di Chieri».
Per i quarant’anni di Spider-Man trasforma i saloni barocchi di Palazzo Piossasco di Rivalba; il video «Zone-Spidersound», con la musica di Maurizio Pisati, va al Festival Synthèse di Bourges e al Torino Film Festival, ed entra nella videoteca della GAM.
«Suite-25», venticinque opere audiovisive, alla Galleria Il Punto di Svolta di Roma.
Ne scrivono «That’s Art» e «Io Donna» del Corriere della Sera: «oggetti quotidiani e icone contemporanee in chiave neo pop».
Ne scrivono anche «Torino Cronaca» e «il Giornale».
Con il compositore Maurizio Pisati porta Suite-25 alla rassegna Electronika: venticinque Spider-Man con partitura e cd, installati dal vivo su una parete, e il video «Zone-Spidersound».
A Torino, «L’arte, il Natale e due palle» alla Galleria Porta Palatina 13.
Con la Fondazione MM&T e il videoartista Max Bertolai.
La personale «Spider-Zito» e «Natale d’artista» alla Galleria Porta Palatina 13; «Nerazzurra», cento artisti per i cent’anni dell’Inter, per Mandelli Arte Contemporanea.
«Centoingiro», cento artisti per il centenario del Giro d’Italia, da Mandelli Arte Contemporanea; «Opere grafiche di artisti contemporanei» alla Galleria Elena Salamon; la collettiva «Netville reload» a Torino, a cura di Giorgio Vaccarino.
La personale «Pinguino Reale» all’Hotel Principi di Piemonte; «Donne protagoniste» alla Galleria Elena Salamon e «Pop e neo pop» alla Casa d’Aste Della Rocca.
I mantelli delle tigri e dei leopardi, le scaglie dei serpenti, in grandi formati per il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. «Non mi ritengo un animalier»: reinterpreta gli animali come soggetti su grandi dimensioni, sconfinando anche nella terza dimensione, quasi citazioni del barocco e del rococò, dove pittura e scultura diventano sequenziali.
Gianni Vattimo firma il testo critico; ne scrive «Artribune».
La personale alla Paolo Tonin Arte Contemporanea, a cura di Marianna Colombo. Nello stesso anno nascono i cubi sospesi di Ornitologia d’artista.
Con Pepino il racconto è diventato anche una collaborazione: insieme alla storica gelateria e a MyCrom Art nel dicembre 2014 ha presentato «Il Natale del Cactus», un’opera inedita e i suoi multipli, nell’atelier MyCrom Art di via Spalato, a Torino.
Con «Art for Excellence» il suo stick-cactus entra nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, a Palazzo Carignano: l’arte contemporanea incontra l’imprenditoria d’eccellenza, dal 29 novembre al 13 dicembre 2017, in coppia con Gustevole.
Macrospinosi e Microspinosi. Gli stick si coprono di aculei e di spine: la bellezza che punge, tra metafore e ossimori.
La personale «Leggeri stick spinosi» alla Casa d’Arte di Vercelli, dal 27 maggio all’11 giugno, presentata come quella di «uno degli artisti italiani contemporanei più apprezzati».
Il libro d’artista «Nicecream», oltre 150 interpretazioni dello stick, è in vetrina alla libreria Luxemburg; «Gazzetta Torino» racconta il suo studio di via Po.
Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Torino · 2017
2018
Pain had no Stick
Al MEB Arte Studio di Borgomanero, a cura di Marco Emilio Bertona, la personale «Pain had no Stick»: gli stick del 2017 e 2018, tra spine di rosa, aculei di cactus e denti di grattugia. Il titolo viene da un verso di John Keats; il testo critico è di Federica Maria Giallombardo.
Per i dieci anni della MEB Arte Studio di Borgomanero, la collettiva «Im Lauf der Zeit» espone «Spiny Ice Cream», un suo pezzo iconico da cui è nato anche un NFT.
Torna a esporre a Parigi alla RSF A Moveable Gallery, in rue Française, la galleria curata da Patrick Amine che lo inserisce tra i suoi artisti accanto a nomi della scena europea.
Nel suo testo Amine legge la rilettura della «Madonna del Cardellino» di Raffaello, dove il cardellino diventa uno stick: «ironia, ossimoro e metafora», la cifra della sua pittura.
«Sguardi indiscreti»: cinque lunghe tele grezze trattate a gesso, un polittico che rilegge la Santa Lucia di Vincenzo Spisanelli. Nello stesso anno la personale «Dentro» all’Art Gallery 28/10 di Alessandria.
Giancarlo Pagliasso le dedica il saggio «A proposito degli “sguardi indiscreti” di Salvatore Zito» su «Zeta», rivista internazionale di poesia e ricerche, e il testo «Regards indiscrets» su «Exporevue». Il video dell’opera ha la musica di Barbara Strozzi.
Nel 2026 apre il nuovo atelier di via Goito 8, a Torino, dove dipinge, espone e accoglie gli studio visit; per la Notte Bianca dell’Arte lo apre al pubblico con il jazz di Giovanni Grimaldi.
Ne scrive Edmondo Bertaina sul «Corriere della Sera», e due sue opere sono sulla copertina di «Abitare».
Musei, gallerie, fiere che hanno ospitato le sue opere
GAM TorinoTriennale di MilanoMuseo Nazionale del Risorgimento, TorinoPalazzo dei Papi, AvignoneBanco de España, VigoArt Research ParisWhite Lands Art GalleryMuseo Regionale di Scienze NaturaliPalazzo LomelliniSala Presse del LingottoIstituto Italiano di Cultura, NairobiMaison Française, NairobiIstituto Italiano di Cultura, Addis Abeba
GAM TorinoTriennale di MilanoMuseo Nazionale del Risorgimento, TorinoPalazzo dei Papi, AvignoneBanco de España, VigoArt Research ParisWhite Lands Art GalleryMuseo Regionale di Scienze NaturaliPalazzo LomelliniSala Presse del LingottoIstituto Italiano di Cultura, NairobiMaison Française, NairobiIstituto Italiano di Cultura, Addis Abeba
ArtissimaAffordable Art Fair MilanoArtParmaFairPaviArtPaolo Tonin Arte ContemporaneaGagliardi e DomkeGalleria MEBMandelli Arte ContemporaneaAsilo BiancoCasa d'Arte ViadeimercatiCasa BossiFondazione L'Arte x L'Arte, Buenos AiresFestival Synthèse, BourgesTeatro Arsenale, MilanoGalleria Il Punto di Svolta, RomaMaison de la Culture, BourgesTorino Film FestivalGalleria Porta Palatina 13Galleria Elena SalamonGas Art GalleryGalleria En Plein AirSermig, TorinoHotel Principi di Piemonte
ArtissimaAffordable Art Fair MilanoArtParmaFairPaviArtPaolo Tonin Arte ContemporaneaGagliardi e DomkeGalleria MEBMandelli Arte ContemporaneaAsilo BiancoCasa d'Arte ViadeimercatiCasa BossiFondazione L'Arte x L'Arte, Buenos AiresFestival Synthèse, BourgesTeatro Arsenale, MilanoGalleria Il Punto di Svolta, RomaMaison de la Culture, BourgesTorino Film FestivalGalleria Porta Palatina 13Galleria Elena SalamonGas Art GalleryGalleria En Plein AirSermig, TorinoHotel Principi di Piemonte
Oggi la sua «nobile ossessione» è lo stick. Gli stick sono i «pinguini» da passeggio, così li chiamò Pepino, lo storico gelataio torinese che li ha inventati. L’applicazione della metafora, insieme all’ossimoro, gli permette di sviluppare un racconto, più che un multiplo di derivazione pop-art: in fondo il gelato con lo stecco è nato un secolo prima della pop-art, con cui può esserci qualche contaminazione, ma non un rapporto diretto.
Il suo primo stick è del 1997: voleva rappresentare la Bellezza, che è effimera e ben si collega all’idea del gelato, un soggetto della quotidianità che ha assunto i caratteri di un’icona. I primi avevano tutti vedute e si legavano al concetto di souvenir: angoli di Torino noti e meno noti, simboli cittadini come la Baratti e la Leone, con la personale «I Love Torino». In seguito lo stick è diventato un supporto in cui anche il progetto è un elemento nodale, nel passaggio dal bidimensionale al tridimensionale: alcuni li ha collocati sotto campana di vetro, come pitto-sculture.
Oggi sono un’infinità, raggruppati per tipologia: quelli vegetali, molti spinosi, con gli aculei a ricordare l’aggressività insita nella natura; quelli animali; quelli ludici. Ne sono nati «Nicecream», «Leggeri Stick Spinosi» e «Pain had no Stick», e poi i Macrospinosi e i Microspinosi, Più vero del falso, le Sculture policrome, fino agli NFT di Tasty Ice-Cream.
«Niente di tranquillizzante, niente di pacificamente ritornante su di sé, ma turbamento e un certo effetto di inquietudine decisamente provocatoria. Saranno questi coccodrilli, visti in forma di gelato, gli annunciatori di un mondo “altro”, preoccupante ma minaccioso solo entro il limite tollerabile del gioco, come si addice a ciò che rimanda all’arte e non “salta” risolutamente nel terreno della vita?»
Nel 2021, alla White Lands Art Gallery, le sue mani si sono intrecciate a quelle della madre, ricamatrice, per ricreare le ombre dei soggetti ritratti. Il gesto antico e paziente del ricamo incontra la pittura: i suoi stick si stagliano sulla tela di lino e, per la prima volta, proiettano un’ombra.
«Mia madre nasce come ricamatrice. Attraversava un momento difficile, volevo passare del tempo con lei e quasi per gioco, un po' per caso, abbiamo iniziato a creare questi micro arazzi, questi ricami, sulla tela.»
Salvatore Zito
«Ho lavorato la seta e il lino, Salvatore mi ha fatto lavorare sul cartone! Come mettevo l'ago, si apriva e mi arrabbiavo. Ma ci ho messo tutta la mia forza e alla fine, lavorando insieme su elementi poveri, è venuto un capolavoro.»
Mia madre
«Le ombre siamo anche noi figli. In fondo se io sono pittore, lo devo anche a mia madre che, da bambino, mi portava a vedere gli artisti che esponevano sotto i portici nella piazzetta di Crotone.»
Oltre la tela
Design, video, impegno
I capricci d'autore
Da sempre attratto dal design, ha realizzato serie di lavori con materiali e tecniche diverse per Artissima, Ante ad Arte (Catalogo Allemandi) e Poltrona Frau – Area Project, oltre al murale ALTAMAREA per la Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Per Mandelli Arte Contemporanea ha interpretato i cent’anni dell’Inter e del Giro d’Italia.
Il video d'artista
Il suo Spider-Man è diventato la personale Pop-Up e il video Zone-Spidersound, che fa parte della videoteca della GAM di Torino ed è stato presentato al Festival Internazionale Synthèse di Bourges, all’XI Festival Anteprima Spazio Torino, al Teatro Arsenale di Milano, al Punto di Svolta e alla Galleria Porta Palatina 13.
L'impegno
Si è confrontato spesso con temi sociali: la campagna sull’Aids per la Città di Torino, il Gruppo Abele e la LILA, la siccità per il Catalogo Trevi Flash Art Museum, la fame nel mondo per il Sermig di Torino.
Il digitale
Con Tasty Ice-Cream, collezione di NFT con sonoro e animazioni in 3D, i suoi stick si staccano dalla dimensione materiale e diventano codici digitali su blockchain, presentati a Parigi nella primavera del 2022.
«La pittura è essere se stessi e al contempo altro da sé. Parte di un universo di forme e colori che più non ti appartiene, che emozionerà qualcuno che nulla sa di te, ma che a te per sempre sarà legato.»